I sommelier si raccontano
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Confesso che raccontare della mia passione per il vino e di come questa passione ha cambiato la mia vita, mi da un insolito senso di vertigine che forse trasparirà nelle mie parole… Non me ne vogliate, amici lettori!
Certamente il vino mi è sempre piaciuto sin da bambina: mia nonna aveva una piccola vigna dalla quale il nonno ricavava un vino dal colore indefinito, ne’ bianco ne’ rosso, che curava in un piccolo misterioso locale. Ma il nonno esigeva che noi bambini a pranzo portassimo una goccia di quel vino alla bocca e… a me piaceva così tanto che riuscivo a ingoiarne un bel sorso senza farmene accorgere! Il vino era considerato un alimento ma mio nonno lo offriva con orgoglio insieme a pane e formaggio a chiunque entrava per qualche motivo nella sua casa. Quel gusto e quei profumi erano entrati nel mio dna, ma mai avrei immaginato quanto.
Correva più o meno l’anno 2000 quando, lavorando in uno studio di consulenza come dottore commercialista, insieme ad un collega di Martina Franca con cui attivavamo alcuni progetti presso enti pubblici pugliesi, nei piccoli momenti di intervallo, scoprimmo di covare entrambi da tempo il desiderio di inscriverci ad un corso di approfondimento sul tema del vino. Così, il primo che ebbe notizia dell’attivazione del primo livello del corso AIS nel comune più vicino, avvisò l’altra e così cominciammo a frequentare il corso ad Alberobello. Poi, a seguire il secondo ed il terzo livello… Insomma nel 2003 diventai sommelier, ma nel frattempo le mie amicizie, le mie uscite, i miei ritagli di tempo dal lavoro avevano preso una unica direzione, quella di sapere sempre di più su questo liquido meraviglioso, miracoloso, che si chiama vino! Ricordo ancora che durante la prima lezione, mentre l’attuale presidente Ais Puglia Vito Cecere descriveva i vari sentori, io pensai: il vino è un miracolo! Così, non contenta, l’anno successivo feci l’esame da degustatore ufficiale e il gruppo di amici che si era formato in quegli anni diventava sempre più affiatato e appassionato. In quegli anni fondammo ad Alberobello la Condotta Slow Food Trulli e Grotte e successivamente frequentai a Verona il corso di abilitazione per diventare docente Master of Food Vino.
Pian piano, il mio hobby appassionante diventava sempre più impegnativo ma anche sempre più gratificante per me. Servizi di mescita, manifestazioni, visite a importanti cantine italiane, degustazioni guidate, interventi a conferenze, partecipazioni a panel per concorsi e persino piccole performance attoriali a tema, mi riempivano tutto il poco tempo a disposizione che il mio lavoro principale mi lasciava. Lavoro che, però, nel frattempo, diventava sempre meno sicuro e appagante. Alla fine del 2008 finisce la mia esperienza di studio durata 12 anni e comincia per me una nuova era. Comincio ad interessarmi alla eventualità di impiantare una vigna nel terreno che mio nonno aveva acquistato per coltivare grano e che era andato in eredità a mia madre e a mio zio. Nel frattempo, entro nel gruppo di degustatori pugliesi del nuovo progetto editoriale di Slow Food sul vino: Slow Wine. Così, andando in giro per le aziende pugliesi a conoscere i vignaioli e le loro vite, a passeggiare insieme a loro nei vigneti, ad assaggiare i loro vini, già imbottigliati o ancora in vasca, quelle vite, quella loro passione entrava sempre più a far parte di me. Degustare non mi bastava più: il vino è l’atto finale di un processo lungo, della dedizione di una vita, ed io volevo provare a passare dall’altra parte..! Ricca solo di sogni e di amici sinceri, decido di chiedere un finanziamento all’AGEA e di impiantare 2 ha di vigneto nel terreno di “3 tomoli” del nonno. Scelgo, con i consigli dell’amico Filippo Cassano di Cantine Polvanera, vitigno, portainnesto e caratteristiche del vigneto. Nel 2011 nasce VIGNAFLORA, la mia piccola azienda agricola e nel 2013 la prima vendemmia darà origine alla mia prima etichetta, il Tre Tomoli Rosa, un rosato di Susumaniello che da subito ha fatto parlare di se, anzi di ME! Se oggi mi dovessi definire, direi che mi sento una Donna del Vino, non solo perché sono entrata a far parte di questa importante associazione di donne straordinarie, ma perché le mie figlie sono le mie piantine, il mio corpo è la mia terra e i miei capelli sono fatti di foglie e grappoli e le mie mani versano “amoroso” VINO!
Filomena Saponari, per tutti Flora








