Vino, donne, storie: Caterina Bellanova
di Adele Galetta
Il suo approccio con il mondo del vino è stato casuale, per quanto Caterina Bellanova, sia nata a Ceglie Messapica, in Puglia, terra particolarmente vocata per la viticoltura.
Dagli studi di Biologia alla cantina il passo è stato breve: “Ho cominciato a lavorare come assistente di famosi enologi italiani e winemakers australiani – racconta Caterina, oggi nello staff delle Cantine San Marzano – Dopo essermi specializzata in laboratorio e sulle analisi chimiche del vino mi sono appassionata alle analisi organolettiche e con gli anni sono arrivata a ricoprire un ruolo di responsabilità in una azienda che produce 10 milioni di bottiglie”.
Secondo te, per fare un gran vino occorre un’uva di qualità superiore o un enologo superiore? In che relazione stanno le due cose?
“Un’uva di qualità è l’eccellenza, un bravo enologo può realizzare un vino corretto, senza difetti ma è chiaro che è la materia prima, cioè l’uva, la base della qualità”.
Preferisci stare più in vigna o in cantina?
“Preferisco stare in cantina anche perchè non avendo competenze agronomiche e una formazione prettamente di enologo non saprei gestire la viticoltura”.
Vini italiani che ti piacciono, che ti sarebbe piaciuto fare?
“Pur occupandomi di vini fermi ho una grande passione per le bollicine. Si, la spumantizzazione è una aspetto che mi intriga e vorrei poterlo approfondire negli ultimi tempi, per esigenze commerciali della mia azienda mi sono messa in gioco su vitigni abruzzesi, Montepulciano e Trebbiano, e siciliani, Nero d’Avola e Grillo”.
È più difficile fare vini bianchi o rossi?
“Tecnicamente è sicuramente più difficile fare i vini bianchi rispetto ai rossi: per i vini bianchi è necessario avere strumenti di alta tecnologia in cantina, cioè frigorie (basse temperature), gas inerti (azoto, neve carbonica). Voglio dire che i vini bianchi hanno bisogno del support tecnico, i vini rossi di meno”.
Che futuro prevedi per la tua professione sia in generale sia per quanto riguarda direttamente la tua vita?
“Lavorativamente parlando sono nata in un’azienda che è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, e adesso che i riflettori sono puntati sulla Puglia del vino è importante non sbagliare ma, piuttosto, impegnarsi e studiare, aggiornarsi. E’ la mia mission ma credo di tutti quelli che amano il proprio lavoro”.
Prova a immaginarti fra un po’ di anni: quali consigli daresti a una giovane nuova “Caterina” per sfruttare ciò che di buono hai imparato?
“Qualsiasi lavoro è bello se lo si ama, io amo il mio perche’ è sempre vario e mai routinario. Ad una giovane donna la inciterei sottolineando che un vino, che coinvolge tutti i sensi, se è fatto da una donna che ha i geni codificati per apprezzare sfumature di colori, profumi e sapori è il top”.
Un commento generale sulla situazione del vino in Italia.
“Il settore del vino è in forte espansione in modo particolare in Puglia con il primitivo. Siamo passati dall’essere soltanto produttori di vino da taglio per i grandi vini del nord, a essere produttori e imbottigliatori di vini di qualità competitivi sul mercato mondiale. Sarebbe importante fare squadra, creare consorzi di tutela, strade del vino ma come sappiamo tutto ciò che coinvolge la politica implica ostruzioni e rallentamenti”.










