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I Sommelier si raccontano – Vincenzo Carrasso

  • 29/03/2016
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“I Sommelier si raccontano”

Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.

Quando l’amico Michele Peragine mi prospettò questa pagina, la mia prima riflessione fu: bene, qualcuno ha chiare le idee su chi può raccontare i sommelier, ovvero, gli stessi sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier!

Non nascondo l’emozione, nel leggere i racconti di colleghi e compagni di percorsi e di sommelier usciti dai miei corsi. “Semina, attendine il frutto e poi raccogli”

Io e il vino abbiamo da sempre avuto un rapporto di facile comprensione. Direi quasi svezzato con il vino, dopo il poco latte bevuto e che oggi neanche bevo più. Ricordi e racconti da parte dei miei genitori, quando ancora incapace di distinguere il bene dal male, iniziavo invece a capire però il buono della tavola e della terra. L’approccio seppur sempre distanziato col vino è avvenuto attraverso le dita di mia mamma intinte nel vino “della casa” e poggiate sulle mie labbra.  Dal detto popolare che buon vino fa buon sangue, i miei, erano certi che quella dose mi avrebbe preservato da ogni negatività…e a me il gioco piaceva! Pertanto, la mia curiosità inizierà sin da ragazzo, scoprendo e leggendo quanto più possibile su questo fantastico mondo del vino. Forse anche un pò da alchimista la mia curiosità. Gli studi al chimico biologico fomentavano in me l’idea di fermentare di tutto e di più. Persino l’uva da tavola spremuta in un bicchiere a casa, era occasione di sperimentazione e di assaggio.

Un fratello in Piemonte che con la sua cantina personale, di riserve anche storiche, specie di Barolo e Barbaresco, fu la mia prima provocazione e le basi per iniziare a frequentare un qualcosa che mi avrebbe formato. Cosa? Non ero ancora in grado di saperlo. Di AIS non ne conoscevo neanche l’esistenza. Accadde tutto all’improvviso ed era l’anno 2000 quando con una carissima amica, Teresa Ciccarone iniziammo con l’iscriverci e frequentare il primo livello del corso a Gioia del Colle. Cominciato per curiosità e forse anche con l’idea di progettare il futuro, magari una enoteca o un ristorante, per applicarne la passione. Un lavoro già l’avevo, come oggi, in ambito sanitario. Il mio corso, è quello che ancora oggi porto in esempio ai miei allievi, cioè fatto di persone con il vero desiderio di conoscere e costruito su tante amicizie conservate nel tempo. Inutile dire che allora i corsi erano al quanto itineranti. Il mio cominciò a Gioia del Colle e si concluse ad Alberobello passando per Noci. Ricordo già allora il mio Fiduciario regionale, così si chiamava allora il presidente, Vito Sante Cecere e la sua pipa. Un corso tutto d’un fiato fino al maggio del 2001 quando fui titolato sommelier. Da quel corso ne uscimmo sommelier oltre me, Peppino Baldassarre al quale devo gran parte delle mie competenze di oggi e Teresa Ciccarone, per anni compagna di curiose degustazioni. Gli esami, diventarono il trampolino di lancio, dal quale non vedevo neanche il fondo. Spremuto come un grappolo d’uva tra le mani, durante gli esami, ma soddisfatto: a domanda seguiva risposta! Fame di sapere, soprattutto dopo l’acquisizione del titolo, con lettura di libri, visite guidate, acquisti di vini e assaggi dopo assaggi. Era davvero solo l’inizio, poiché nella vigilia del Natale dello stesso anno, una telefonata in toscano, cambiò la mia vita. Qualcuno ed ai quali devo oggi tutta la mia riconoscenza, aveva segnalato me al Consiglio Nazionale, quale possibile Delegato protempore per le Delegazioni murgia e Taranto. In realtà forse neanche capivo cosa stava accadendo. Così fu. Inutile dilungarmi, ma da allora ad oggi il mio incarico protempore divenne subito dopo Delegato eletto e scelto. Da allora, guido la Delegazione Murgia. Un percorso fatto con l’aiuto di persone che mi hanno voluto bene e tra queste Francesco Biasi. Tante le persone che hanno composto il mio direttivo e tutte validissime. Anni di crescita e di viaggi sempre sulla cresta dell’onda in AIS Puglia. Instancabili. Caparbietà e desiderio di far crescere questa delegazione, non mi hanno mai fatto sentire il peso delle ore e dei giorni fuori casa. Ancora oggi è così, tant’è che mi porto dietro il titolo di uomo bionico dell’AIS e nel 2005 la consegna ironica del Delegatto ispirato ad una nota rivista televisiva nazionale.

Non potevo e non volevo fermarmi. Così il mio percorso continuò, acquisendo prima il titolo di Degustatore Ufficiale e poi quello di Docente in più materie.

La Delegazione Murgia, per chi non lo sa, è formata da 14 Comuni in lungo e largo nella provincia di Bari, ma con diversità di territori e distanze, passando dalle terre federiciane a quelle della murgia e del parco nazionale, seguendo le città della gastronomia come Noci e quella dei trulli ovvero Alberobello, tuffandosi nella meraviglia di città marittime come Monopoli e Polignano e rientrando poi nella Vale d’Itria. Dal 2002 la percorro ogni giorno senza mai un accenno alla stanchezza. Meraviglia della passione. Forse è anche per questo, che il Consiglio Regionale, dietro decisione del presidente Cecere, mi ha affidato la Didattica Regionale e la programmazione del congresso nazionale svoltosi a Lecce. Questa fiducia da ormai otto anni, non può che essere ricambiata da me, con l’impegno. Spero di esserne all’altezza. Mirabile il lavoro di segreteria regionale per facilitarmi l’incarico. Forse è proprio questo amore per la mia associazione e che mai tradirei, che sento il dovere di pensare ogni giorno ai miei associati, a quelle persone che ogni anno confermano la loro fiducia ed a quelle che ne entrano a far parte. A loro dedico ogni evento, credendo nella forza della cultura, della comunicazione e nella qualità degli eventi. Ritengo che il bere, non è una cultura che ci appartiene, ma è la sete per la conoscenza che ci deve dissetare e appagare, anche solo con pochi sorsi ma di ottimo vino e altrettanti sorsi di informazione. Entrare nelle scuole è un ruolo che ritengo proprio dei sommelier. Educare al gusto e al bere consapevole. Lo faccio ogni volta che scuole ed istituti di formazione mi convocano per parlare ai più giovani.

Nel 2006 faccio nascere il primo evento regionale in AIS Puglia, registrandone anche il marchio. Mi riferisco a Dolce Puglia, rassegna di vini dolci pugliesi. Anche qua, la caparbietà nel far emergere il vino difficile, quello che trova pochi spazi, quello che crea difficoltà nella produzione e nelle vendite, quello che riserviamo per ultimo a tavola ed a volte per ultimo nei racconti. Un percorso iniziato entrando nelle cantine per incontrare i produttori, spiegare il progetto, quasi uno ad uno e per questo devo un grazie particolare a Miriam allora mia vice e segretaria. Approdammo a Roma e ci portammo dietro tutta la Puglia dei vini dolci e della pasticceria. Ma intanto, quest’anno dovremmo giungere al decennale di fondazione. Grato ai produttori. Grato soprattutto ad un team di persone speciali che fanno oggi della delegazione una componente della propria famiglia. La guida Dolce Puglia e il Trofeo Dolce Puglia erano le creature che mi mancava nella rassegna ma che poi ho generato dal 2012.

Il mio gusto per il vino è quello che mi conduce sempre a scoprire la varietà del vitigno di origine; amo i vini della mia terra, adoro i rosati, ma mi incuriosiscono e cerco quelli ottenuti da vitigni meno noti, forse meno fortunati, forse il futuro dell’enologia pugliese. Ma, nella mia cantina e nell’elenco delle cose da portar via con me un giorno, è inserita una bottiglia di Sagrantino di Montefalco; mi appartiene, lo sento mio e simile a me stesso.

 Mi piacerebbe seguire le tante riflessioni e consigli di un altro mio grande maestro, conosciuto prima leggendo di lui pubblicazioni e poi invitandolo di persona ad un grande evento organizzato alcuni anni fa ad Alberobello, l’anno della sua scomparsa purtroppo, ovvero il maestro Luigi Veronelli. Da lui abbiamo imparato tanto e continueremo a farlo. Tante le sue citazioni, ma quella che sento come una lode o come una proclamazione e che più mi fa vibrare le corde dell’anima è: “Il vino è il canto della terra verso il cielo” (L- Veronelli)

Vincenzo Carrasso

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