La fresca emozione dei vini macerati
Metti una sera in compagnia di Susanna Radikon e Dario Princic
Vini macerati: ritorno al futuro, uno slogan sintetico e incisivo, filo conduttore di una serata organizzata da Michele Polignieri e Gerardo Leone in collaborazione con Dimarno Group e Tenute Lucane, svoltasi ne “La Locanda di Beatrice”, a Corato. Uno slogan che racchiude un mondo ancora da esplorare, racconti ancora da ascoltare, vini ancora da degustare.
I vini macerati (orange wine), vini color ambra o vini dorati, sono frutto di un antico ma, per certi aspetti, nuovo modo di concepire il vino, dalla vigna al calice. Da uve che macerano a contatto delle bucce, per tempi più o meno lunghi, in tini aperti, senza alcun intervento umano, nascono vini apparentemente ruvidi e bruschi, che poi si rivelano caldi e affascinanti. Per discorrere di tutto ciò durante la serata sono intervenuti Susanna Radikon e Dario Princic, provenienti da Oslavia, località in provincia di Gorizia.
Dario Princic, introducendo il racconto della sua sua vita di vignaiolo, rende visibili le figure dei suoi amici visionari, Stanko Radikon e Josko Gravner.
Princic ripercorre le tappe fondamentali di un cammino tra i vigneti fatto di scelte difficili, di momenti imprevisti, in cui la natura non è stata clemente e anche di errori. Tutto ha inizio nella seconda metà degli anni Novanta. Il 1996 é memorabile perché una grandinata distrugge tutto. Nel 1995 Princic, lasciando il suo lavoro di commerciante, decide di produrre vino, dando vita, nel 1999, alla sua prima produzione. Pochi ettari di vigne impiantate su marnia arenaria, pochi grappoli sulla pianta. In cantina i lieviti indigeni provvedono ad avviare la fermentazione: il contatto dell’uva per circa otto giorni, con le sue bucce, serve a estrarre il tannino che proteggerà il vino. La permanenza nelle botti (ora in cantina ce ne sono alcune costruite con legno di acacia e castagno, proveniente dai boschi che circondano i vigneti Princic), serve alla stabilizzazione del vino che poi, dopo qualche travaso, senza filtraggio, passerà in bottiglia per completare il suo percorso. Poche parole per poi far parlare il nettare.
Anche Susanna Radikon racconta la storia della sua famiglia, la volontà di Stanko di dare una svolta all’imperante sistema di “fare vino”, non per dettare legge ma per profonda convinzione; il tributo filmato dedicatogli crea un’atmosfera ancor più composta e concentrata, attraverso la quale i numerosi partecipanti al laboratorio entrano in un’altra dimensione. La macerazione delle uve di Radikon ha tempi più lunghi e l’aggiunta di solforosa avviene sempre in parti infinitesimali. La sequenza della degustazione comincia con il Pinot Grigio 2013 Igt Venezia Giulia, un vino ramato perché ha trattenuto il colore dei chicchi, ha trascorso due anni in botte, poi Jakot 2013 (Tocai al contrario…) Igt Venezia Giulia, con luminosi riflessi color ambra, a seguire la Ribolla Gialla 2013 Igt Venezia Giulia,vitigno autoctono da molti rivalutato. Si passa ai vini di Radikon con lo Slatnik 2015 (80%Chardonnay-20%Friulano) Igt Venezia Giulia, brillante quanto inebriante…Il Jakot ( Friulano) 2015, Igt Venezia Giulia, sempre testimone del territorio, la Ribolla Gialla del 2010, Igt Venezia Giulia a riprova della resistenza nel tempo dei vini bianchi e soprattutto macerati. Due i vini rossi in chiusura : il Cabernet Sauvignon 2002 di Dario Princic e il Merlot 2005 di Radikon. La discussione seguita alla degustazione si è rivelata più animata proprio sui vini rossi, completamente diversi, per caratteristiche organolettiche, dai vini rossi a cui si è abituati…
Non poteva mancare in una serata d’istruzione, la presenza di un ottimo olio da gustare e degustare, guidati da Michele Polignieri, convivium leader della condotta Slow Food Murge, ideatore dell’evento e, tra le altre cose, esperto di oli extravergine d’oliva. Protagonista la cultivar “coratina”, prodotta dall’Antico Frantoio Muraglia di Andria avvolgente con i suoi tratti più spigolosi dovuti a nitide sensazioni riconducibili al frutto d’ulivo verde, intenso, e di amaro e piccante a corredo, segnali indiscutibili di qualità sanitaria e nutrizionale
A margine, il convivo, una deliziosa cena, preparata dalla brigata di cucina de “La Locanda di Beatrice”. Tra le squisite portate i paccheri con crema di verdure dell’Azienda Tenute Lucane, ottenuta da varietà di grano duro coltivato in Basilicata e Puglia, rispettando i canoni di agricoltura biologica, l’ambiente e quindi la salute dei consumatori. É stato dunque aperto un varco nelle Terre di Mezzo, per dirla con Polignieri che ha voluto e realizzato una “manifestazione senza saccenteria, emozionale, fresca, autentica”.













