“I Sommelier si raccontano”
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Sono riconoscente all’amico Michele Peragine per avere avuto la felice intuizione di questa rubrica, che mi sembra abbia trovato già favorevole accoglienza fra gli amici sommelier.
Credo di aver iniziato a nutrire interesse per il vino e per il mondo enoico fin da ragazzo, quando a tavola ascoltavo i sapienti commenti di mio padre, qualche volta accompagnati da rime tanto improvvisate quanto divertenti. Qualche anno più tardi ho iniziato a partecipare più attivamente alle degustazioni familiari e agli scambi poetici conviviali, specie in occasione del pranzo domenicale e di altri giorni di festa. A casa nostra il vino è stato sempre trattato con rispetto, con riverenza e con un pizzico di gioviale allegria.
I primi vini che ho imparato a conoscere sono stati i rosati pugliesi e i rossi da primitivo, negroamaro, nero di Troia e aglianico. A mio padre piacevano i vini più freschi, più pronti e scattanti, a me quelli più strutturati, vellutati e avvolgenti, magari dopo qualche anno di invecchiamento e ogni volta era un bel parlare, discutere e argomentare. Pian piano è maturata in me una passione vera e propria, che mi ha condotto a leggere con avidità libri e riviste specializzate, a frequentare degustazioni e convegni, a visitare vigne e cantine e a incontrare moltissime persone e diversi personaggi legati alla realtà del vino. Ogni viaggio in Italia e all’estero è da allora diventato per me occasione di incontri, di scoperte e di degustazioni, ovviamente con sistematico rifornimento della cantina domestica.
Accarezzavo spesso l’idea di seguire un vero e proprio corso per sommelier, anche se ho a lungo rimandato la realizzazione di tale sogno per i tanti impegni professionali, familiari e sociali che hanno costantemente caratterizzato la mia esistenza. Fino a quando una sera, una ventina di anni fa, partecipando a una cena fra amici in un ristorante di Noci, mi sono per puro caso trovato seduto a tavola di fronte al Presidente dei sommelier pugliesi, il caro Vito Sante Cecere. Gli sono davvero grato per aver notato la mia profonda passione per l’argomento ed avermi insistentemente incoraggiato a iscrivermi a un corso di primo livello, che stava giusto iniziando nello stesso ristorante dove ci eravamo incontrati. Qualche sera dopo ero già a lezione e con grande entusiasmo, tanto da domandarmi perché avessi rimandato così a lungo un’esperienza formativa per me così avvincente e coinvolgente.
Appena conseguito il diploma di sommelier, ho scoperto la mia inclinazione a scrivere di vino. Nella mia terra di origine, Acquaviva delle Fonti, a pochi chilometri da Gioia del Colle, assistevo a una progressiva decadenza del primitivo e alla progressiva riduzione delle superfici vitate destinate a tale nobile vitigno. I produttori che lo imbottigliavano erano sempre più pochi e il declino appariva sempre più irrimediabile. E’ partita così una ricerca meticolosa di documenti, di immagini, di testimonianze sul primitivo per contribuire a combattere una battaglia che poteva sembrare persa in partenza. Con tenacia, testardaggine e perseveranza ho bussato a tutte le porte, di cantine, di esperti, di anziani, di biblioteche, di istituzioni di ricerca. Ricordo a volte di essere stato guardato con un misto di ammirazione, di perplessità e di sospetto, ma ricordo anche di avere trovato persone che hanno benevolmente creduto in quello che stavo facendo. Nel 2003 pubblicavo il mio primo libro dedicato alla riscoperta del primitivo, ma certamente non immaginavo che sarebbe stato il primo volume di una lunga serie, che ha poi preso in considerazione i vini dolci pugliesi, i rosati di Puglia, il negroamaro, il nero di Troia, l’olio di oliva, la cipolla rossa di Acquaviva, i dolci tipici pugliesi e i rapporti fra vino e salute.
Spesso mi chiedono come faccio a conciliare l’impegnativa professione di medico con l’attività di sommelier, che per me è anche essere degustatore, relatore, formatore impegnato anche a livello nazionale (prima come responsabile dell’osservatorio vino e salute dell’AIS e attualmente come componente della commissione didattica della stessa associazione), opinionista e scrittore. Devo dire che l’essere medico ha aggiunto rigore metodologico, conoscenze, capacità di approfondimento e sensibilità scientifica al mio essere sommelier, mentre l’interessarmi al vino e alle sue innumerevoli sfaccettature mi ha offerto l’occasione di tante belle amicizie, di scoperte sorprendenti e di un’impagabile rigenerazione di energie. A ben riflettere, il tema enoico, con le sue implicazioni a 360 gradi, mi ha aiutato a fare sintesi, come già sono abituato a fare nell’esercizio della professione medica, fra le componenti umanistica e scientifica della mia formazione.
Forse non prevedevo di impegnarmi così a fondo nella formazione dei sommelier, nel diffondere la cultura del vino, nel partecipare alla redazione di guide di vini e nello scrivere diverse pagine sui vitigni e vini della nostra regione, sulla nostra enogastronomia e sui rapporti fra vino e salute. Ma è andata così e francamente non mi meraviglia, dato il mio modo di gettarmi a capofitto e senza risparmio in tutte le cose che davvero amo.
Da geriatra, mentre guardo con benevolenza alle persone anziane che traggono sollievo alle inevitabili tristezze della vita da un buon bicchiere di vino, mi proietto nel futuro della mia esistenza e mi rallegro sperando di continuare a dedicarmi a questo magnifico hobby negli anni a venire quando avrò qualche anno in più sulle spalle. Così mi tornano in mente le parole del filosofo greco Platone ,che diceva essere stato donato agli uomini il vino per alleggerire il loro fardello e rinnovare la loro giovinezza contro i malumori della vecchiaia.
E mi risuonano le parole scritte nel libro del Siracide migliaia di anni fa:
“…Che vita è quella dove manca il vino? Fin dall’inizio è stato creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e misura…”
Giuseppe Baldassarre








