“I Sommelier si raccontano”
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Intanto, caro Michele, voglio esprimerti la mia gratitudine, perché mi/ci consenti di raccontare il personale film della vita nel mondo, ma a me piace definirla famiglia, dei sommelier.
Come in tutte le cose che ci capita di fare nella vita, alcune sono probabilmente programmate, altre seguono vie diverse o comunque inaspettate. Bè, la mia storia, ha inizio con gli studi in viticoltura ed enologia, maturati nell’Istituto Basile Caramia di Locorotondo, fino a quel tempo, 1984-1986, uno dei pochi istituti di scuola secondaria statale a sud ad indirizzo viticolo-enologico. E questa la dice lunga sui tanti perché, la nostra regione, anche nel comparto della viticoltura e dell’enologia, ha faticato non poco ad emergere, rispetto ad altre realtà produttive, pur rappresentando una fetta importante della produzione nazionale. Sono nato in una famiglia di produttori di vino ma l’attività si limitava esclusivamente al commercio di vino sfuso. Successivamente fu necessario convincere mio padre, non più giovanissimo, a dare un ’indirizzo diverso all’azienda di famiglia. La mia convinzione nasceva dopo aver maturato una prima esperienza lavorativa presso l’istituto sperimentale per l’enologia di asti, che mi permise di confrontarmi con tutte quelle personalità scientifiche che avevo studiato sui libri di testo.
Per descrivere il livello di passione che mettevo nelle cose, devo ricordare e condividere, un fatto che mi è accaduto quando ero ancora bambino. All’età di 9 anni ricordo che mio padre, avendo acquistato diverse partite di uva che dovevano essere vendemmiate, noi, infatti, non disponevamo di vigneti di proprietà, mi aveva promesso di farmi partecipare alla vendemmia. E così una sera ero così eccitato perché l’indomani sarei andato alla mia prima vendemmia, che non chiusi occhio tutta la notte. Al mattino seguente l’amara sorpresa: “mio padre decise che non poteva più portarmi”. Ho pianto tanto quel giorno per aver perso l’occasione dell’incontro gioioso di tante persone. Questo per dire che l’odore dell’uva, del mosto e del vino lo pratico da un pò di anni, ma non avevo ancora maturato il concetto di quello che è il sommelier. Gli anni di collaborazione con mio padre sono stati anni impegnativi, anche perchè non c’era quel fermento intorno al vino come pure quella cura e attenzione che c’è oggi, a volte, esasperata, tanto che la ricorrente espressione di Luigi Veronelli: “buon vino non è nulla senza gioia”, mi fa pensare molto, e non di rado anche ad avere dubbi sul suo autentico significato.
Con il tempo ho fatto una scelta di campo, mettendoci sempre lo stesso impegno e passione nel lavoro che attualmente faccio per il Ministero delle Politiche Agricole. Non è mai venuto meno lo studio per il mondo della enologia e nel contempo ho iniziato il corso di formazione di 1 livello dell’ Associazione Italiana Sommelier. Ma non avevo scoperto ancora la gioia di questo settore. Infatti erano gli anni in cui l’Associazione Sommelier a Lecce viveva grazie all’entusiasmo di Raffaele Rollo, al quale dopo diversi cambi, nel 2004 successe Amedeo Pasquino, autentico appassionato e deciso trascinatore. Da allora per me questo mondo ha iniziato a non avere confini. Mi ha iniziato a spronare per dare un contributo alla crescita della nostra delegazione, a frequentare il seminario per degustatore e da lì verso l’approfondimento delle regioni italiane. E così ho iniziato a girare, a conoscere esperienze di produzioni e ad incrociare sguardi di persone che raccontavano delle loro passioni.
Il mio grazie, al mio delegato e agli iscritti della nostra associazione, per la attenzione che mettono nell’ascolto di queste esperienze che non ci nascondiamo ma che cerchiamo di diffondere e condividere.
Fabrizio Miccoli









