Vino, donne, storie: Sonia Imperatore
di Serenella Penza
Il punto vendita presso la vecchia cantina, a Canneto, a pochi metri dalla vecchia stazione di Adelfia, e’ una sorta di “dependance”, un focolare questa volta imprenditoriale. Qui Sonia Imperatore, riceve visite dei clienti ma anche degli amici. Da quando è diventata vignaiola, via Marconi 36 e’ il suo ufficio.
A quando risale il tuo primo ricordo del vino?
Il vino nella mia vita c’è sempre stato. Sia i miei nonni materni che quelli paterni possedevano delle campagne e gli Imperatore, in particolare, producevano vino. Va da sé che io abbia iniziato a frequentare la campagna sin da piccola, sviluppando un rapporto molto stretto con la terra e con l’uva, che da bambina mi divertivo a pestare durante la vendemmia! Mi divertivo moltissimo, ho degli splendidi ricordi della mia infanzia rurale con i nonni.
Tutt’oggi per me la vendemmia è un momento importante, durante il quale operai, amici, parenti si ritrovano per lavorare, pranzando poi insieme.
Quindi, un destino già scritto il tuo?
No, anzi! Non l’avrei mai detto. Crescendo ho maturato altri interessi, mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza e avevo in mente per me un percorso completamente diverso. Immaginavo un lavoro in qualche società, magari lontana da casa.
Era il 2002 quando i nonni paterni decisero di ritirarsi dall’azienda vitivinicola per godersi la pensione ed io, mio padre e Vincenzo (all’epoca il mio fidanzatino) ci trovammo di fronte ad una scelta importante: chiudere l’azienda o prenderne la guida. Si trattava di una scelta molto difficile allora, perché mio padre aveva già una sua impresa in un altro settore, io e Vincenzo studiavamo ancora, ma soprattutto, come ho detto, avevamo progetti per il futuro molto lontani dal diventare produttori di vino!
D’altra parte, non ci sembrava nemmeno giusto cancellare dall’oggi al domani il risultato di tanti anni di sacrificio e duro lavoro dei nonni… così, ci siamo “buttati” in questa impresa!
Non dev’essere stato facile, all’inizio.
All’inizio è stata dura. Abbiamo dovuto imparare tutto da zero, dalla gestione delle vigne alle incombenze burocratiche. E oggi posso dire che se non ci fosse stato tanto amore ed una forte passione dietro quelle scelte, non ce l’avremmo mai fatta. Tant’è che ci siamo messi a studiare! Vincenzo è diventato sommelier. Ha cercato di imparare i segreti della terra, si è impegnato moltissimo, ha deciso di dedicare la sua vita al nostro vino. Se penso che fino a qualche anno fa sognava di diventare magistrato!
Ecco, Vincenzo. Qual è stato il suo ruolo ?
Io e Vincenzo siamo molto diversi, ma estremamente complementari. Tra i due Io sono quella più razionale, pacata, con i piedi per terra. Vincenzo è il creativo, l’entusiasta, l’artista. E’ stato lui il primo ad innamorarsi di questo progetto e a darmi la giusta spinta emotiva per mettere da parte ogni timore perplessità, per raccogliere questa sfida, per fare il salto.
Parlami del progetto.
I miei nonni producevano essenzialmente uva e vino da tavola per la grande distribuzione. Quando abbiamo rilevato l’azienda, abbiamo presto capito che c’era bisogno di un’inversione di marcia: puntare sulla qualità, non più sulla quantità. E per raggiungere questo risultato abbiamo dovuto lavorare moltissimo su un cambio della filosofia produttiva ma anche d’immagine. Forse è stata proprio questa la maggiore difficoltà, far comprendere ai nostri clienti che eravamo cambiati, che avevamo prodotti diversi, migliori. Non è stato affatto semplice convincerli ad assaggiare i primi vini in bottiglia, combattendo la tendenza del consumatore ad andare sempre sul sicuro, sul prodotto che conosce, piuttosto che provarne uno nuovo. Aggiungo che non è stato nemmeno facile scontrarsi ogni giorno con la diffidenza di chi, dall’alto della propria età ed esperienza, doveva dar credito a due giovanissimi imprenditori come noi, che cercavano di entrare in un mercato difficile ed antico come quello del vino di qualità. Ma volevamo essere all’altezza. Lo volevamo fortemente.
E i riconoscimenti sono arrivati presto
I primi riconoscimenti istituzionali, come l’Attestato di Eccellenza della guida Vitae dell’Associazione italiana Sommelier per “Il Sogno“, o come la Gran Menzione nella guida del Gambero Rosso con i due bicchieri. Ovvio che ci hanno sempre lusingato le manifestazioni di apprezzamento di amici e conoscenti, ma sapere che il nostro vino era stato apprezzato da esperti ed autorità del vino è stata la conferma che stavamo andando nella giusta direzione e che stavamo facendo un buon lavoro.
E qual è tra i vostri vini quello che ha rappresentato questa svolta, quello al quale sei maggiormente affezionata?
Senza ombra di dubbio il nostro Primitivo riserva “Il Sogno“. E’ stato il primo vino di rilievo che abbiamo imbottigliato, e quando è stato il momento di decidere che nome dargli, non ho avuto dubbi: stavamo realizzando un sogno, il nome non poteva che essere quello.
Lo scorso anno tu e Vincenzo vi siete sposati. Come vi siete regolati per la scelta del vino per il ricevimento nuziale?
(Sonia sorride, ndr)
Questa domanda non me la dovevi fare. C’è stata una lunga discussione. Non abbiamo mai discusso tanto come quella volta! Vincenzo era deciso a scegliere per gli invitati i nostri vini: se dovevamo bere pugliese, che fossero i nostri! Io ero assolutamente contraria invece, perché per un giorno volevo tenere fuori dalla nostra vita il nostro lavoro. Così, dopo un lungo confronto, abbiamo trovato un accordo: solo vini francesi, accuratamente selezionati da Vincenzo, naturalmente.
Intanto c’è un figlio in arrivo. Pensate di dedicare un’etichetta per un evento così speciale?
Non ci abbiamo ancora pensato. L’idea non è’ male. Ma ogni cosa a suo tempo.
Siamo in conclusione. C’è un vino che “ruberesti” ad un altro produttore?
Mi piace moltissimo il rosato Girofle di Renata Garofano. Penso proprio quello!













