I sommelier si raccontano
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Il mio nome è Maria Luisa Quarta, la mia passione per il vino e’nata sin dai tempi dei miei nonni, (1975c.) grazie a loro ho avuto la possibilità di vivere tra le vigne e li ulivi. Sono loro che mi hanno insegnato a coltivare , innestare , concimare e vendemmiare , con forbici e panieri ed assistere anche alla pigiatura che all’epoca avveniva ancora con i piedi . Tutto l’amore che nutro per la natura lo devo a loro. Da maggio 2016 sono divenuta finalmente sommelier di 3′ livello, e tra gli accessori che indosso in veste ufficiale , ho l’onore di usare il papillon di mio nonno fatto a mano dal suo sarto , che lui usava come cimelio raffinato quando andava con smoking e cappello all’opera con mia nonna . La figura ispiratrice , di nonno , era ricca di musica / musicista , canzoni/canzoniere , tabacco / tabaccaio e fumatore , ha sempre amato le sigarette , il vino e la musica. Le sue serate erano condite , da buon vino, buoni amici e la sua inseparabile chitarra con la quale portava allegria e serenata in giro per il paese .
La sua frase tipica era , Bacco, tabacco e Venere , riducono l’uomo in cenere. Io mi sono avvicinata al mondo del vino e di conseguenza appassionata in suo onore e suo ricordo , era così eclettico che mi raccontava storie e novelle sul vino , tanto da avermi spinta da adulta a scoprire ed approfondire questo affascinante mondo . Conservo ancora botti, bottiglie e bicchieri, dove lui beveva e faceva bere la sua “lacrima”, il vino novello definito tecnicamente , ossia la prima spremitura dopo la vendemmia alla quale io avevo il piacere di partecipare . Lui durante le vendemmie , che avvenivano ogni anno nella 2′ settimana di settembre si sedeva all’ombra degli alberi di ulivo con cappello , sigaretta , cerini e bastone , noi tutti (contadini , figli e nipoti ) a vendemmiare sotto il suo allegro comando, terminato il raccolto seguiva personalmente i processi di pigiatura in cantina sociale di Monteroni di Lecce (della quale era socio ) e poi ci faceva rincasare con il suo belvedere in campagna, (casa colonica nella quale vivo ) li ne faceva scaturire una lunga tavolata a conclusione della dura giornata dove , offriva , pasta fatta in casa , “marenda de pane” con capperi pomodori ed olio d’oliva e verdure di ogni genere . Per lui ero e rimarrò la piccina , quella che non doveva stancarsi mai, io dovevo solo riposare e nutrirmi. Allo stato dei fatti però, sono divenuta architetto e pittrice, ma anche sommelier , (grazie a ciò che mi ha tramandato allegramente lui) ho cominciato così ad associare la cultura del vino alla cultura dell’arte e l’artigianato creativo , pertanto creò gioielli con le tonalità del vino e le sue sfumature di rosso , rosato e bianco . La tavolozza di colori relativa alle tonalità del vino mi permette di realizzare gioielli che riproducono le gocce del vino . Sempre per legami ed interazioni filosofiche ed artistiche ho fondato un associazione che si chiama Gocce & Gocce , di cui sono presidente , con la quale divulgo la cultura della territorialità , attraverso l’espressione artistica delle gocce del vino , olio ed acqua del mare, che ci identificano , secondo me a livello, locale , nazionale e mondiale per colori , bellezza e trasparenze . I gioielli che creò a mano e senza saldature riproducono i tralci della vite , le foglie di vite e gli acini d’uva . I materiali sono , rame, ottone, alluminio, e vengono assemblati senza saldature . (Sempre mio nonno e’ stato , fabbro , calzolaio ed in fine tabaccaio ) E’ da circa dieci anni che curo diverse mostre legate al vino , dal titolo , “Venere ,Vino , Vita” o un ‘altra dal titolo “Dionisio & le Baccanti ” o ” Dalla terra alla goccia “. Tutto ciò che i miei nonni mi hanno insegnato e’ che bisogna rimanere legati alle proprie radici , esserne grati delle eredità ricevute e coltivare la propria anima con lo stesso amore con cui si cura la terra in cui si vive, perché solo lei accudita ci ricambierà donandoci buoni ed ottimi e salutari frutti di cui ci nutriremo e disseteremo. Lo spirito creativo in fin dei conti si esalta grazie al vino, provocando ilarità , gusto e passione , inoltre scioglie anima e rasserena i pensieri . Questa e’ la mia storia . Grazie a nonno Ntunucciu e nonna Maria . Mio grappolo di vite eterna. In loro ritrovo semi e nettare di cui nutrirmi.
Maria Luisa Quarta









