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SEU, Sindrome emolitico uremica: cosa bisogna sapere. Intervista al dott. Michele Polignieri, medico veterinario, dirigente presso l’ASL di Bari

  • 12/06/2017
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SEU, Sindrome emolitico uremica: cosa bisogna sapere. Intervista al dott. Michele Polignieri, medico veterinario, dirigente presso l’ASL di Bari

di Luciana Doronzo

I recenti, presunti, casi di Seu (Sindrome emolitico uremica) sono di quelli facili a creare allarmismi. Tutto è partito da Altamura dove una bambina di 15 mesi è deceduta, determinando da parte della Regione l’attivazione di un’apposita unità di crisi. I genitori hanno raccontato di aver acquistato del gelato prodotto con latte crudo realizzato da un caseificio della zona, parte del quale era stato conservato nel frigorifero di casa. E dopo il consumo, per la bimba erano iniziati i gravi sintomi gastrointestinali aggravati da perdite ematiche e feci. Ma le indagini svolte finora avrebbero fornito esiti negativi.

E allora facciamo il punto della situazione con il dottor Michele Polignieri, medico veterinario dirigente presso l’Asl di Bari, Dipartimento di Prevenzione, Servizio Veterinario Area Igiene degli Alimenti di Origine Animale.

In questi giorni si stanno consumando fiumi di parole sulla Seu (Sindrome emolitico-uremica), c’è bisogno di informazioni adeguate.

E’ giusto fare chiarezza. Cominciamo col dire che la Seu è una patologia sostenuta da uno dei più terribili, per quanto poco diffusi, enterobatteri: questi vivono e sopravvivono nell’intestino degli animali, soprattutto in quello dei bovini. La possibilità che la patologia si sviluppi è però subordinata ad una serie di cause predisponenti, che vedono essenzialmente le fasce di popolazione dei bambini in tenera età.

Come avviene la contaminazione?

La contaminazione trae origine essenzialmente da questi incroci oro fecali, anche in ambito familiare; gli alimenti sono spesso chiamati in causa come “causa efficiente”, ma in realtà possono anche veicolare contaminanti intervenuti dopo la produzione o la commercializzazione del prodotto stesso.

Quindi, è meglio evitare i cibi crudi?

Sicuramente l’uso di alimenti crudi e poco cotti è una pratica alimentare non proprio pediatrica, pertanto il ventaglio delle possibili porte di ingresso si restringe, e di molto. Una rigorosa igiene non sempre soccombe alle note abitudini dei bambini di portare le mani alla bocca e la facile pratica della cottura degli alimenti in questa fase di accrescimento è sicuramente una pratica scontata.

Cosa significa?

Che certamente le manipolazioni, l’igiene dei frigoriferi di famiglia, le disattenzioni, che purtroppo sono frequenti, assumono più valore che non il semplice dato epidemiologico che in questi giorni sta letteralmente massacrando una parte dell’economia di Altamura, in particolare le gelaterie artigianali e i caseifici.

Esiste un’emergenza SEU?

Non esiste nessuna emergenza né ad Altamura, né nel resto della Puglia ed il Servizio Veterinario di Igiene degli Alimenti di origine animale (SIAV B) dell’ ASL ha realizzato un quantitativo impressionante di prelievi e controlli,  che diventeranno a tappeto anche per tutti gli opifici, al fine di intercettare eventuali corto circuiti sui processi di approvvigionamento, produzione e commercializzazione di alimenti di origine animale, con una particolare attenzione alla matrice “latte” soprattutto per le elevate temperature cui si sta andando incontro.

Ci sta dicendo che dobbiamo evitare il latte crudo

Il latte crudo, fra le tante cose, se viene usato per la produzione di mozzarelle, subisce pur se non pastorizzato, un innalzamento termico a 70°C molto vicino alla pastorizzazione HTST. In questa fase è molto importante porre attenzione alla cottura accurata del cibo, soprattutto per quella categoria di cibo tanto cara ai nostri bambini, quella cioè che ha meritato il titolo negli States come Hamburger Disease.

Dobbiamo preoccuparci per i nostri bambini?

Valutando accuratamente l’andamento degli episodi che ci lasciamo alle spalle, dal 2014 ad oggi, non si può non ritenere che la più frequente causa predisponente, confermata anche dalla comparsa stagionale, sia rappresentata dalla tenerissima età delle vittime e dalle elevate temperature ambientali. Fortunatamente i campioni sin ad oggi analizzati per la ricerca specifica di Escherichia coli verocitotossico, hanno dato esito negativo; quindi, un sospiro di sollievo sulla sicurezza dei prodotti alimentari che sono stati oggetto di attenzione: ricotta, mozzarella, gelati, carni di pollo, di suino, ovino, equino, bovino e derivati di carne.

 

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