“I Sommelier si raccontano”
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Salve. Mi chiamo Pietro Arvizzigno, anche se per molti sono Arvignizzo, Arzivigno, Jeirzinho (mi chiamava così il professore di matematica al Liceo) e ultimamente ArziVINO – il quale è un cognome veramante azzeccato, considerando la mia grandissima passione per il nettare degli Dei.
La passione per il vino, che mi ha condotto poi a studiare e diventare sommelier, mi è stata trasmessa dall’ amico mio più grande, sommelier anche lui, Marco Di Chio. Siamo entrambi geologi, amiamo la campagna e le scorribande per aziende vitivinicole.
Dal giorno in cui poi son divenuto ufficialmente Sommelier, la mia riconosciuta qualifica di ubriacone e stata sepolta da quella di esperto di vino.
Una maschera perfetta, a coprire le fattezze di un “discreto” bevitore.
A parte gli scherzi, l’arricchimento avuto grazie al corso da Sommelier è assolutamente tangibile. In primis nella degustazione (che è diversa dalla bevuta), nel soffermarsi ad analizzare con calma e competenza, l’intensità di un profumo, la soavità di un gusto, la magnificenza di un perlage. In secondo luogo, nei rapporti umani, i quali si arricchiscono di esperienze, diversità di pensiero, dialogo, complicità. Aprire una bottiglia di vino da soli non ha senso ma in compagnia la stessa bottiglia diviene fulcro di elevata conversazione, di momenti di serenità, di armonia e di bellezza intellettuale. Provate ad aprire una bottiglia di metodo classico per accompagnare una cena con amici o con le persone a voi più care, e vedrete come e in che entità, la serata vi sembrerà magica. Se poi degustate con la vostra/il vostro partner, beh, magari i vicini sarebbero costretti a mettere i tappi nelle orecchie per la notte (si russa parecchio dopo aver bevuto J).
Al di la dei tecnicismi è quindi l’uomo che si arricchisce (anche se il portafoglio dimostra il contrario- il vino costa).
Io infatti sono ricco di spirito e povero di moneta….
I miei momenti migliori sono sempre accompagnati da una buona bottiglia. E allora, provo a riassumere, in una poesia a tema, la bellezza della mia vita (in MAIUSCOLO il nome di alcuni vitigni):
“NASCO a Bari il 9/3/77
In una giornata uggiosa, piena di NEBBIOLO
Ero debole, magro e pallido, un BOMBINO BIANCO direi
Presto però, si sviluppò in me l’appetito trasformandomi in un BOVALE
Mi misi in forza, con un bel COLORINO, quasi BRUNELLO
Il CILIEGIOLO sulla torta lo mise la scoperta del vino.
Magnifico nettare, mi acquietava, divenni CORTESE, a volte DOLCETTO.
Divenni anche BELLONE, conobbi mia moglie, la mia FAVORITA
Una vera e propria FORTANA l’averla conosciuta.
Dal nostro INCROCIO è nata mia figlia, la mia PICOLIT.
Alla sua nascita, per la commozione, una LACRIMA DI MORRO, ha solcato il mio viso.
SYRAH la vita che, come una RONDINELLA , vola libera, mai SCHIAVA e ti sorprende sempre.
In quel momento TOCAI con mano la felicità.
Angela, mia moglie, è una poi una MAMMOLO dolcissima
Adesso sono contento, guardo la vita estasiato, sotto un’ERBALUCE totalmente diversa,
sento profuma di eternità”
Pietro Arvizzigno







