I sommelier si raccontano
Con la diffusione della cultura del vino si è andata sempre più affermando una nuova figura, quella del Sommelier. Questa rubrica raccoglie le dirette testimonianze di quanti si sono fatti coinvolgere, per ragioni professionali o per semplice passione, in questo percorso di conoscenza.
Noi ospitiamo le loro storie, a nostra volta per conoscerli di più.
Le passioni nascono con noi.

Nella mia vita non sono mancati: il canto, la recitazione, lo studio della musica, lo scautismo, lo sport e le gare sportive, i balli folkloristici, il tango argentino, i viaggi fatti per studio-turismo e lavoro, l’esperienza in politica, in un giornale, la presidenza nella FIDAPA, l’incarico da giudice onorario, una lunga carriera da avvocato e soprattutto due meravigliosi figli.
L’incontro con il mondo del vino e del cibo è avvenuto quasi per caso.
Sin da bambina venivo rapita dai racconti sull’arte della vinificazione che mio padre faceva a tavola. Egli descriveva l’importanza delle fasi lunarie nelle pratiche sia in vigna che in cantina e quanto fosse importante l’assenza di donne incinte o con il ciclo mestruale per la buona riuscita del vino; poi cominciava a declamare una poesia o attaccava con un’aria di opera lirica e così per me tutta quella magia si riempiva di fascino e mistero, mai appagato.

L’esordio ufficiale in famiglia lo ebbi in prima liceo. Al piano di sotto abitava una sposina negata per la cucina e con un marito ghiotto di frittate. Spesso invocava aiuto e trovando solo me disponibile accettò suo malgrado; divenni la sua cuoca. All’uscita di scuola molto di frequente mi fiondavo in casa sua e così mi esprimevo con sua pace e mia soddisfazione.
Andavo in Inghilterra e parlavo di ricette italiane; andavo in estate a lavorare in una struttura alberghiera nel riminese e raccontavo delle specialità pugliese ai tedeschi ed al cuoco siciliano.
La professione di avvocato ed il ruolo di madre non mi hanno allontanato da questi interessi. Ho coltivato la passione verso il vino con letture e degustazioni; ho cucinato ogni giorno per i miei figli a volte improvvisando in poco tempo preparazioni diverse per accontentarli entrambi. Il sabato sera mettevo tavola per gli amici. Dapprima nella casa di Gravina, poi nella villa di Poggiofranco a Bari ed in quella al mare di Calabria.
Cucinare è per me un esercizio dell’anima anzitutto e mi piace regalare emozioni ma è un piacere che regalo a me stessa attraverso la mia manualità: le paste, le focacce, i pani, i dolci, le confetture, i liquori tra cui il nocino con il torchietto e le spezie egiziane.

Ad ALMA approfondivo terroir, vitigni e vini, studiavo marketing, merchandising, comunicazione, tecniche di cucina e talune ricette con grandi insegnanti, con famosi sommelier e chef di prestigio.
A giugno 2013 discutevo la mia tesi su “Primitivo e Zinfandel” conseguivo il titolo di Master sommelier ALMA-AIS e dopo alcuni giorni intraprendevo un viaggio studio su scotch whisky e birra, partendo da Edimburgo.
Nel 2014, conseguivo a Bari il titolo di degustatrice di olio d’oliva, altro sogno nel cassetto e frequentavo la Galena Chef Academy formandomi nell’arte della cucina e pasticceria con i bravi maestri Matteo e Giuseppe Galena. Sono state quelle giornate indimenticabili per l’intensità delle emozioni vissute. A dicembre spiccavo il volo verso gli Stati Uniti d’America per lavorare come chef; altra esperienza incredibile fatta di tanto consenso, di sacrifici ma unica sul piano umano. Confrontarsi con uno chef americano ed insegnare a lui alcune ricette italiane, compresa quella della mia focaccia ma soprattutto della mia salsiccia artigianale che mandava in estasi i clienti, è stata per me autentico momento di crescita ed arricchimento ulteriore.
Convinta a rimanere per sempre negli States, venivo richiamata ad un rientro immediato nella primavera 2015 a seguito della dipartita della mia mamma; cambiava il mio destino.
Riprendevo la frequenza ai corsi di cucina e pasticceria presso la Galena Chef Academy dove assumevo anche il ruolo di docente nel corso di Somellerie. Altra esperienza incredibile in quanto a ricchezza di contenuti e di valori.
A febbraio 2016 conseguivo il titolo di Degustatore Ufficiale AIS, un’altra grande fatica ma solo chi ha questa sfrenata passione per il vino può condividere il valore di questa tappa.
Tra una degustazione guidata e l’altra, avvertivo l’impulso di scrivere un libro, una sorta di libercolo che agevolasse la conoscenza e comprensione del vino ai tanti appassionati che per ragioni diverse non possono concedersi un corso di formazione professionale, così a luglio 2016 edito da Les Flaneurs, ho pubblicato “Scoprire il Vino”, il mio primo libro.
È stato un lavoro apprezzato che mi ha predisposta verso una nuova analisi e ricerca su “i vini naturali e la viticoltura green “che riempiranno le pagine del mio secondo volume.
Mi sto accingendo a questo nuovo percorso con la curiosità da bambina che mi contraddistingue ma anche con la consapevolezza del tecnico che non può fare a meno di seguire il mercato e la sua evoluzione.
Il 2016 è stato un anno dalle emozioni forti, compreso quella provata ad interfacciarmi con i ragazzi dell’Istituto alberghiero di Castellana Grotte, che numerosi e con interesse hanno seguito le mie lezioni e le visite in cantina.
Chi vive di passioni non si annoia mai ed ha sempre tanto da scoprire attraverso conquiste talvolta sofferte ma sempre stimolanti.
Quello che conta è la voglia di fare ed a me non manca. In tutto questo mio essere ci sono fattori che giocano un ruolo predominate: il mare di Polignano che mi emoziona profondamente in qualunque condizione climatica; i miei figli che mi rendono ogni giorno orgogliosa di essere madre e talvolta mi regalano il privilegio di sentirmi figlia.
Il 2017 si presenta all’insegna di qualche certezza e di alcune aspettative ma i sogni non si svelano, si coltivano.
Rosa D’Agostino









