Quali prospettive, in fatto di olio, per l’IGP Puglia?
Ma, soprattutto, quali le mosse da intraprendere per sviluppare un progetto cardine per l’economia dell’intera regione? Questi e diversi altri, gli interrogativi e relative risposte emersi nel corso di una tavola rotonda, che nei giorni scorsi ha avuto luogo ad Alberobello e voluta dal Comitato Promotore Olio IGP Puglia.
Caratterizzata da un’ampia partecipazione (da produttori a rappresentanti associativi, passando per esimi periti e semplici astanti) la stessa ha altresì costituito terreno di confronto tra latori di svariate opinioni in materia, talora omogenee o difformi o fortemente discordanti. Dati negativi – se non allarmanti -, quelli in affiorati ed analizzati durante gli intensi centoventi minuti di dibattito, qui di seguito ‘breviter’ chiarificati da Massimo Occhinegro, responsabile del summenzionato comitato: “L’Olio IGP Puglia rappresenta l’ultima chance che ha la nostra regione per risollevare le sorti della sua olivicoltura: forte del suo 50% di produzione sul totale nazionale, ancora oggi il suo valore non viene riconosciuto per via di prezzi mortificanti e disastrosi per gli olivicoltori pugliesi e non solo. Le cinque DOP, che avrebbero dovuto decretare il successo della territorialità e dell’origine, per come sono nate e gestite, riescono a coprire solo l’1,5% del totale; una percentuale così bassa che rende necessario un cambio di passo da parte della Puglia”.
A tale riguardo, l’esperto internazionale di marketing degli oli di oliva auspica unità di intenti per la risoluzione di una grana sovente presa sottogamba, specie da chi persiste a minimizzare pur al cospetto di tanta evidenza: “Questo cambio di passo deve avvenire mediante una IGP che unisca concretamente tutta la Regione olearia, tenendo conto delle diversità esistenti a livello produttivo.
Le associazioni hanno bisogno di un processo di modernizzazione, giacchè oggi sono troppo ancorate a logiche del passato che non hanno prodotto risultati. Non è possibile affidare ancora una volta alla regia delle unioni dei produttori le sorti della Puglia olearia.
È necessario, dunque, un cambio di passo, un associazionismo 2.0, dunque , moderno, comunicativo in senso costruttivo e non distruttivo e che si apra al mondo di chi conosce i mercati internazionali e lasci operare chi concretamente lavora.
Un passo avanti in una direzione, la modernità, ed un passo indietro, dunque, per lasciare spazio a tutti gli operatori veri del mercato









