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La Società Italiana di Geologia Ambientale, all’indomani del Crollo dell’Arco di Sant’Andrea, sottolinea l’importanza di una conoscenza geologica diffusa!

  • 16/02/2026
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Antonello Fiore (Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale) : “Quanto è accaduto a Melendugno invita ad una riflessione. Come mostrano alcune foto che ritraggono l’arco prima del crollo il sito è stato intensamente frequentato, a scopo ricreativo, durante la stagione balneare e oltre, con la presenza di bagnanti al di sopra e al di sotto della massa instabile che è crollata, per fortuna senza danni a persone. Questo deve ricordarci che la responsabilità della gestione del territorio non può prescindere dalla sua accurata conoscenza, dalla consapevolezza dei rischi associati ai vari ambienti che, a vari scopi, frequentiamo e, soprattutto, dall’accrescimento della cultura geologica. Sarebbe necessario passare dal censimento dei geositi a un vero e proprio catasto, come prevede la legge regionale, che possa contribuire a promuovere la cultura geologica e diffondere la consapevolezza dei pericoli naturali”.

Vincenzo Iurilli (Presidente sezione Puglia della Società Italiana di Geologia Ambientale) : “Un paesaggio geologico catalogato nel censimento dei geositi e delle emergenze geologiche della Puglia”.

“La falesia di Melendugno, un gradino morfologico a tratti verticale, per una decina di metri al di sopra del livello marino è costituita da “rocce tenere”, ossia caratterizzate da relativamente bassi valori dei parametri di resistenza meccanica. Il paesaggio geologico del sito è tale da farlo ritenere rappresentativo dei processi in atto, con valore didattico, e anche con un valore scenico che lo rende un’attrattiva di quella località; tutte ragioni, queste, per cui è stato catalogato (col numero CGP0085) nel censimento dei geositi e delle emergenze geologiche della Puglia (progetto Geositi, del 2014)”. Lo ha dichiarato Vincenzo Iurilli, presidente sezione Puglia della Società Italiana di Geologia Ambientale –

“Il crollo dell’Arco di Sant’Andrea a Melendugno è un chiaro esempio di naturale evoluzione geologica del paesaggio costiero. La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA-APS) interviene a seguito del crollo dell’Arco di Sant’Andrea – ha affermato Antonello Fiore, Presidente Nazionale Società Italiana di Geologia Ambientale – geosito censito della costa di Melendugno (Salento), collassato a causa dell’azione combinata delle mareggiate e dell’erosione.
La SIGEA-APS inquadra l’evento all’interno dei normali processi geomorfologici che caratterizzano il litorale salentino. Le falesie formate da rocce tenere sono infatti strutturalmente soggette a dinamiche naturali di erosione costiera e crolli.
Il collasso di un arco di roccia tenera era una naturale conseguenza dell’evoluzione del paesaggio costiero. Interventi di consolidamento, oltre ad essere onerosi e a forte impatto sul paesaggio, avrebbero rappresentato solo un ritardo temporaneo in un processo intrinseco e ineludibile. La natura ha semplicemente seguito il suo corso evolutivo. Come mostrano alcune foto che ritraggono l’arco prima del crollo il sito è stato intensamente frequentato, a scopo ricreativo, durante la stagione balneare e oltre, con la presenza di bagnanti al di sopra e al di sotto della massa instabile che è crollata, per fortuna senza danni a persone. Questo deve ricordarci che la responsabilità della gestione del territorio non può prescindere dalla sua accurata conoscenza, dalla consapevolezza dei rischi associati ai vari ambienti che, a vari scopi, frequentiamo e, soprattutto, dall’accrescimento della “cultura geologica” insita nella conoscenza del territorio che a quanto pare, non è una “quinta” teatrale di valore esclusivamente estetico, ma un sistema che si muta e si trasforma, soggetto all’energia messa in gioco da processi naturali complessi ei cui effetti si sommano e interferiscono tra loro.
L’Associazione sottolinea l’importanza di tale evento per la sicurezza pubblica: il crollo, avvenuto durante la stagione invernale, ha evitato il rischio per le persone, dato che l’area è estremamente frequentata nei mesi estivi.
La SIGEA-APS ribadisce l’urgenza e l’efficacia del monitoraggio costante delle coste alte. Tale attività è l’unico strumento di prevenzione realmente utile per interpretare l’evoluzione di questi ambienti, non solo geositi, per determinare con precisione le zone di pericolosità e, soprattutto, applicare dove necessario l’interdizione delle aree a rischio per scongiurare incidenti a visitatori inconsapevoli.
Inoltre, sarebbe necessario passare dal censimento dei geositi a un vero e proprio catasto, come prevede la legge regionale, che possa contribuire a promuovere la cultura geologica e diffondere la consapevolezza dei pericoli naturali.
Infine, ricorda che il materiale roccioso crollato assolverà una funzione protettiva per il piede della falesia, contribuendo inoltre come sedimento per il naturale ripascimento delle spiagge adiacenti”.

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