Il Ministro Martina: “Aboliamo l’Irpef agricola”
di Marco Mangano
Sabato prossimo il Consiglio dei ministri darà l’addio all’Irpef agricola”. Saranno abbattute le rendite catastali dei terreni.
L’annuncio è di Maurizio Martina (Pd), ministro delle Politiche agricole, 38 anni, bergamasco, laureato in Scienze politiche.
Non le pare un po’ poco per il tanto «propagandato» alleggerimento fiscale?
“L’azzeramento di quest’imposta arriva, con la legge di Bilancio, dopo la cancellazione, nello scorso anno, di Irap e Imu agricole. Completeremo un lavoro di sgravio fiscale sul settore che non ha precedenti. Stiamo parlando di 1,3 miliardi di euro di tasse in meno in due anni. Non è tutto, bisogna ancora lavorare molto, ma è un’ulteriore scelta forte del governo verso il settore”.
Il caporalato offende la dignità umana. Come si concluderà la battaglia che conduce il governo per azzerare il malcostume?
“La battaglia per eliminare questa piaga sarà ancora lunga, ma speriamo di dotare presto il nostro Paese di nuovi strumenti di contrasto. Dalla prossima settimana in aula alla Camera si discuterà la nostra legge contro il caporalato attesa dal Paese per troppi anni. Bisogna approvarla in modo definitivo. Sarà un passo in avanti decisivo”.
Sotto quali aspetti?
“Ci sono novità cruciali come la semplificazione e l’allargamento del reato di caporalato, con l’introduzione della responsabilità anche per le aziende che sfruttano. Previsti l’arresto in flagranza e la confisca, come avviene per i reati di mafia. Per le vittime si attiverà il Fondo Antitratta, in cui confluiranno anche i soldi ottenuti dalle confische”.
Le associazioni ritengono che le sanzioni previste per le aziende risulteranno fatali per le stesse. Temono che siano molto, troppo dure.
“C’è un inasprimento delle pene perché siamo davanti a un reato intollerabile, ma c’è anche una rigorosa definizione dei casi specifici. L’agricoltura sana è alla testa di questa battaglia per i diritti delle persone e delle stesse aziende che subiscono una concorrenza sleale. Nella legge, poi, per la prima volta è previsto anche il controllo giudiziario per garantire la prosecuzione dell’attività agricola”.
Una volta eliminati i caporali, chi reperirà, nel giro di poche ore, la manodopera necessaria?
“Accettare questo schema vuol dire che oggi non c’è alternativa ai caporali. Non è così. Già adesso ci sono migliaia di aziende in regola. In ogni caso, la nuova legge prevede proprio la creazione di strumenti innovativi di intermediazione grazie al rafforzamento della “Rete del lavoro agricolo di qualità” nei territori. Una cosa è certa: non si può pensare di fare margini schiavizzando i lavoratori”.
Il contratto nazionale di lavoro metterà in ginocchio le aziende locali pugliesi. Nella regione le colture principali richiedono un impiego massiccio di manodopera che, al contrario di quanto avviene nel Nord con la zootecnia, non può essere sostituita dalle macchine.
“Siamo in prima linea per difendere il reddito degli agricoltori. Per questo stiamo agendo sulla leva fiscale, spingendo al massimo gli interventi del governo. Allo stesso tempo non si possono concedere deroghe sui diritti di chi lavora. Bisogna trovare un giusto punto di equilibrio perché in ballo ci sono tante esperienze agricole importanti. Credo che il dato sui contratti nazionali vada inquadrato in questo contesto, tenendo conto che la legge richiede una palese difformità. Non parliamo di casi lievi, ma di sfruttamento e dell’approfittarsi dello stato di bisogno dei lavoratori. Ciò va impedito con ogni mezzo”.
La partita della Xylella Fastidiosa, batteriosi che uccide gli ulivi, dopo aver esaurito i “tempi regolamentari”, passa ai “supplementari”. Come finirà?
“Fin dall’inizio lavoriamo per la salvaguardia del patrimonio olivicolo pugliese”.
Bastano le buone pratiche ad arrestare il batterio?
“No, ma servono di certo. Aiutano a diminuire la presenza dell’insetto vettore del batterio e, quindi, vanno eseguite. Serve l’impegno di ogni proprietario terriero, è una partita di tutti. Nessuno può dirsi escluso”.
Il grano è ormai considerato una coltura quasi antieconomica. Come intende affrontare l’emergenza pugliese?
“La Puglia è il granaio d’Italia e vogliamo lavorare perché continui ad esserlo. Abbiamo approvato un decreto con i primi 10 milioni di euro per dare avvio al piano cerealicolo nazionale. L’obiettivo è sostenere il miglioramento qualitativo della produzione e tutelare il reddito degli agricoltori attraverso il sostegno ai contratti di filiera”.
Quando verrà stanziato l’aiuto e come funzionerà?
“Già dalla prossima campagna di semina puntiamo a far passare da 80mila a 100mila ettari le superfici coltivate all’interno di accordi di filiera, anche per aumentare le garanzie sul prezzo. L’aiuto che verrà riconosciuto ammonta a 100 euro per ettaro. Oltre a questo dobbiamo spingere il più possibile per un patto nazionale per la filiera grano-pasta”.
Quale proposta avanza a produttori agricoli e trasformatori?
“Lavorare insieme per rendere ancora più forte uno dei simboli del Made in Italy”.
Tutto qui?
“Oltre all’aiuto per i contratti di filiera, proponiamo di cooperare per una maggiore trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentare un’assicurazione sui ricavi degli agricoltori e l’indicazione dell’origine del grano nell’etichetta della pasta. Su quest’ultimo fronte possiamo giocare d’anticipo e offrire ai consumatori la massima informazione. Può essere una chiave di competitività per tutti”.
L’olio è uno dei prodotti più manipolati e sofisticati. I controlli bastano a impensierire chi «costruisce» il prodotto in laboratorio?
“Da soli non bastano, ma sono indispensabili. Negli ultimi due anni ne abbiamo condotti più di 26mila nella sola filiera oleicola. Dai porti agli scaffali, seguendo il prodotto e combattendo le frodi. Non abbassiamo la guardia contro chi fa il male di migliaia di produttori onesti”.
I furti nei campi pugliesi registrano una fiammata. Come intende fronteggiare la situazione?
“È un problema grave che stiamo seguendo da tempo. Abbiamo segnalato la questione anche al ministro Alfano per quanto di sua competenza. Per la prevenzione, serve rafforzare il presidio territoriale”.
Nel Barese, così come nel Tarantino e nella Bat, la criminalità organizzata impone il pizzo anche sui tendoni d’uva da tavola. Denunciati molti casi in cui sono stati tagliati i tiranti dei tendoni che si sono collassati.
“Non bisogna cedere al ricatto mafioso. Denunciare si può e si deve. Lo Stato e la rete degli enti che sono nati in questi anni ci sono e in tanti casi si è dimostrato che si può combattere. La legalità deve essere una pratica quotidiana a tutti i livelli”.









