A Foggia, Fondazione Enpaia intreccia sapere agrario e informazione etica, coltivando alleanze
per un futuro più giusto e consapevole
Foggia – 6 novembre ’25 – Nel cuore della Capitanata, dove il lavoro agricolo è insieme risorsa e responsabilità, il giornalismo ha scelto di entrare in campo con passo consapevole. Non per raccontare da lontano, ma per tessere relazioni, visioni e diritti. Il 6 novembre 2025, nell’Aula Magna del Dipartimento DAFNE dell’Università di Foggia, la settima tappa del corso nazionale di formazione per giornalisti promosso da Fondazione Enpaia ha segnato un passaggio simbolico e sostanziale: per la prima volta, il sapere agrario ha accolto l’informazione come alleata nella costruzione di un raccolto civile.
Il Prof. Agostino Sevi ha aperto i lavori ricordando che l’università non è solo luogo di didattica, ma di coscienza. Il sapere agrario, ha detto, deve diventare presidio civile, capace di formare cittadini prima ancora che professionisti.
A seguire, i rappresentanti della categoria giornalistica hanno tessuto il filo della responsabilità. Maurizio Marangelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, ha parlato della formazione continua come pilastro invisibile della credibilità. Andrea Tedeschi, consigliere dell’ODG della Puglia e responsabile della formazione continua, ha rilanciato il principio “formarsi per informare” sottolineando che la formazione non è solo un obbligo deontologico, ma una scelta di rigore e di cura; mentre Vito Fatiguso, segretario di Assostampa Puglia, ha ribadito che il ruolo del sindacato non è solo tutela contrattuale, ma cammino condiviso. “Il sindacato cammina accanto ai giornalisti,” ha detto, “non per guidarli, ma per sostenerli nel tempo delle scelte difficili.” Michele Peragine, presidente di AGAP Puglia – UNARGA, associazione di specialità della FNSI, ha ricordato che “Il giornalismo che sa dove guardare” non è solo una formula, ma una postura professionale: quella di chi sceglie di illuminare le periferie, le filiere, le storie invisibili”. Peragine ha sottolineato come il racconto del lavoro agricolo non possa prescindere dalla conoscenza diretta dei luoghi e delle dinamiche produttive, e “come il cronista debba essere sentinella e interprete, capace di dare voce a chi lavora, a chi resiste, a chi innova”.
Il dibattito si è poi radicato nella terra, dove le sfide sono concrete e urgenti. Colomba Mongiello ha denunciato il caporalato come sistema di controllo e intimidazione, con un impatto economico negativo sul settore valutato in diverse decine di miliardi di euro. “La legalità non è un principio astratto: è il primo diritto di chi lavora”, ha affermato Mongiello.
Ma è stato Pietro Buongiorno, Segretario Generale UILA Puglia, a dare forma operativa alla visione etica. Buongiorno ha rilanciato strumenti concreti come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, i protocolli territoriali e la necessità di una gestione regolare della manodopera. “Dignità in campo, contro ogni sfruttamento” non è solo uno slogan, ma una sintesi potente di un impegno quotidiano. Il segretario generale della UILA Puglia, ha sottolineato come la filiera agricola debba essere tracciabile non solo nei prodotti, ma nei diritti: “ogni passaggio, ogni raccolto, ogni contratto deve riflettere una scelta di civiltà”.
Sulle criticità ancora aperte è intervenuta Francesca Stella, responsabile immigrazione della CGIL foggiana, che ha portato dati allarmanti: il 47,2% delle aziende agricole ispezionate in Capitanata risulta irregolare. Ha parlato di intermediazione illecita ed ha concluso rilanciando l’obiettivo etico: “Un prodotto etico significa ridare valore e dignità ai lavoratori e certificare l’assenza di caporalato nella filiera che ha permesso a quel bene di essere sulla nostra tavola.”
Nel cuore delle relazioni, Giorgio Piazza, in un messaggio alla platea dei partecipanti al corso di formazione, ha delineato la visione strategica di Fondazione Enpaia: “Coltivare il futuro” non è uno slogan, ma una responsabilità. Significa costruire ponti tra informazione, istituzioni e filiere produttive, per raccontare con rigore e passione le sfide del settore. Enpaia si conferma così non solo ente previdenziale, ma tessitore di alleanze, custode di dignità, laboratorio di futuro.
A dare profondità a questa visione è intervenuto Massimo Fiorio, componente del CdA Enpaia, con un intervento che ha saputo coniugare concretezza normativa e visione sociale. Ha definito l’agricoltura sociale un “laboratorio di welfare generativo”, in cui le aziende agricole diventano presìdi civili, capaci di accogliere, includere e restituire dignità. Fiorio ha tracciato un orizzonte in cui la terra non è solo fonte di reddito, ma spazio di cura, reinserimento e coesione: un’agricoltura che non si limita a produrre, ma che educa, protegge e rigenera.
Giuseppe Peleggi, Direzione Studi Enpaia, ha invece portato lo sguardo verso il futuro, esplorando le trasformazioni del lavoro agricolo alla luce dell’intelligenza artificiale. Il suo intervento ha mostrato come la tecnologia, se guidata da etica e visione, possa diventare alleata del settore primario. Non una sostituzione, ma un potenziamento: un modo per rendere il lavoro più sicuro, tracciabile, sostenibile. Peleggi ha restituito al pubblico l’immagine di un’agricoltura che sa innovare senza perdere la propria anima.
A completare il quadro, Francesco Gagliardi, responsabile della comunicazione Enpaia, ha presentato i servizi dell’ente come “un unicum nel panorama italiano e internazionale”. Il suo intervento ha ricordato che la comunicazione istituzionale non è solo trasmissione di dati, ma costruzione di fiducia, ponte tra mondi, strumento di trasparenza.
Il corso di formazione per giornalisti svoltosi a Foggia ha ribadito i principi cardine della professione: dignità, sicurezza, deontologia. Ha contribuito a ribadire che il giornalismo agricolo non è una nicchia, ma una frontiera.
A Foggia, il giornalismo ha trovato terreno fertile: ha incontrato la scienza, la legalità e la visione. È stato un atto di giustizia, un gesto di semina, un invito a raccontare il lavoro agricolo non solo come fatto, ma come destino. E Fondazione Enpaia, con la sua missione di cura e innovazione, ha dimostrato ancora una volta di essere il perno attorno a cui ruota il raccolto civile del Paese.










