di Alfonso Germinario
Una sorprendente scoperta archeologica di eccezionale importanza storico-culturale, sta riscrivendo le pagine dell’antichità pugliese. A Canosa di Puglia, in un’area di proprietà della Fondazione Archeologica Canosina, i recenti scavi congiunti delle Università di Bari e Foggia hanno portato alla luce due straordinarie fornaci, dedicate alla produzione “industriale” di manufatti ceramici ad uso domestico.
Questi complessi produttivi, veri e propri centri di eccellenza per l’epoca, erano specializzati nella creazione di ceramiche essenziali per la conservazione, il trasporto e il consumo del vino. L’impressionante quantità e specificità del materiale rinvenuto – anfore, coppe e contenitori vari – testimonia in modo inequivocabile la centralità e la prosperità della viticoltura e della produzione vinicola già nell’antichità a Canosa e nel suo circondario, confermando il ruolo primario del territorio in questo settore.
La scoperta non solo illumina l’avanzato sviluppo economico e tecnologico dell’epoca, ma rafforza anche l’immagine della Puglia come terra di vino fin dall’antichità.
Ma tra i reperti emersi dalle viscere della terra, una scoperta si distingue per la sua straordinaria valenza evocativa: un’immagine, ricalcata su un frammento ceramico, che richiama vividamente alcuni versi dell’Odissea di Omero. Si tratta di una scena iconica: il momento in cui Ulisse offre una coppa del vino “d’Ismaro” al ciclope Polifemo (Odissea, Libro IX, vv. 245-251). Questo reperto non solo arricchisce la nostra conoscenza della produzione ceramica antica, ma stabilisce un ponte diretto e affascinante tra la vita quotidiana di allora e uno dei capolavori della letteratura classica.
Questa scena, così potente e simbolica, ci riporta alle antichissime origini della viticoltura nella valle e lungo il fiume Ofanto. La tradizione popolare e gli studi storici suggeriscono un legame profondo: si ritiene infatti che l’antico e potente vino “d’Ismaro” menzionato da Omero sia tradizionalmente riconosciuto con l’Aglianico, una delle varietà di uva più prestigiose e longeve del Sud Italia che si identificano di origine greca, importate durante la colonizzazione. Questa connessione rende la scoperta di Canosa non solo archeologicamente rilevante, ma anche un tassello fondamentale per la storia del vino italiano, celebrando un’eredità che affonda le radici nella leggenda e si perpetua fino ai giorni nostri.













