Xylella: decisione Ue a Marzo su apertura reimpianto; pressing di Coldiretti il presidente Moncalvo a Presicce; olivocoltori a 0 reddito da 3 anni -50% olive

Un’altra ricerca, realizzata con Cnr (Ipsp di Bari e Ibbr di Perugia), Università di Bari e centro “Basile Caramia”, si basa sul ritrovamento in zone fortemente contaminate dal batterio, di 10 esemplari unici di olivastri asintomatici negli agri di Presicce, Ugento e Castrignano del Capo, risultati tutti negativi alle analisi per Xylella (ripetute tre volte in un arco temporale di sei mesi). I dieci olivastri (o semenzali) sono stati intercettati dopo una perlustrazione capillare di “selvatici” e si trovano tutti vicini a ulivi risultati dalle analisi in laboratorio carichi di batterio.
La ricerca sui semenzali locali, dunque, proverà ad individuare fattori di resistenza, tolleranza o addirittura immunità a Xylella fastidiosa. Dopo la buona notizia dei meccanismi di resistenza del Leccino e l’avvio delle sperimentazioni in zona infetta (sia con giovani piante inoculate o esposte ad infezioni naturali che attraverso innesti su piante secolari malate) si andrà così ora ad esplorare una biodiversità ed una variabilità genetica ancor più ampie. La speranza è quella di trovare proprio nel “bosco” di ulivi salentini la soluzione “genetica” definitiva alla malattia. Da una prima analisi dei profili genetici dei 10 semenzali è emerso, oltre ad una eccezionale variabilità genetica, il fatto che alcuni di essi sono “figli” delle cultivar locali Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina. E da questa “progenie” si potrebbero preservare, tramite eventuali nuove varietà locali, alcune delle caratteristiche delle cultivar autoctone dominanti, oggi a rischio di estinzione nel Salento proprio per colpa del batterio.










