Il 2016 è stato un anno a tinte fosche. Tante le problematiche che hanno attanagliato il comparto agricolo pugliese, in un momento storico importante per la Puglia, ovvero nel momento in cui è stato avviato il nuovo PSR. La Cia Puglia ha messo in atto tutta una serie di iniziative per tutelare gli agricoltori. Ha avviato una campagna di sensibilizzazione “Agricoltura Italiana 100%” a difesa del vero Made in Italy, chiedendo dignità e rispetto per i prodotti agricoli pugliesi.

“Se da un lato l’inverno mite non ha consentito una normale gestione delle produzioni orticole – spiega Carrabba -, con il crollo vertiginoso dei prezzi alla produzione e l’interramento di enormi quantitativi di prodotti, dall’altro le piogge torrenziali e le grandinate da maggio a settembre hanno assestato il colpo di grazia alle coltivazioni di ciliegie, alla colture foraggere, cerealicole, olivicole, vitivinicole, agrumicole ed ai campi di pomodoro. La forte umidità ha determinato la diffusione di fitopatie”. A metà estate, poi, è scoppiata la “guerra del grano”, che ha visto la Cia mobilitata a livello nazionale e regionale.
“L’immissione nel mercato di ingenti quantità di grano importato proprio nel periodo della trebbiatura ha provocato il tracollo dei prezzi – sottolinea il presidente regionale Cia -. Nell’ultimo anno nei porti pugliesi sono arrivate oltre 2 milioni di tonnellate di grano estero. I produttori di grano sono stati oggetto di un’azione di speculazione che non ha avuto precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale (il prezzo di 25 anni fa), largamente al di sotto dei costi produttivi, e con perdite fino al 50% sulla scorsa campagna. A guadagnarci da questa situazione sono state solo le grandi multinazionali che importano grano dall’estero per produrre all’insegna di un’italianità che non è reale”.
Annata da dimenticare anche per il comparto olivicolo e oleario.
“Si registra una produzione di olive inferiore al 50% dello scorso anno, che se da un lato fa presagire dei prezzi leggermente superiori, dall’altro potrebbe permettere l’arrivo di altro olio dai paesi esteri oltre quello che già arriva normalmente – evidenzia Carrabba -. Sulla questione legata alle frodi e alla contraffazione non va abbassata la guardia perché i produttori agricoli sono tra i più penalizzati. La Regione Puglia, alla luce dei operati dalla magistratura, si conferma ancora una volta crocevia di traffici di prodotti agro-alimentari (olio di oliva in primis) che nella maggior parte dei casi vengono poi spacciati per prodotti “Made in Italy”.
Occorre dunque rafforzare la sicurezza alimentare, attraverso la piena tracciabilità dei prodotti e delle materie prime. Il rafforzamento della legalità è importante per salvaguardare il mercato agroalimentare e la salute dei consumatori. I prodotti esteri devono essere commercializzati indicando l’esatta origine del prodotto e non ingannando la fiducia dei consumatori”.
Sempre relativamente al comparto olivicolo “la problematica, poi, relativa alla Xylella fastidiosa ci preoccupa non poco, alla luce anche del ritrovamento di un albero infetto ad Ostuni e di uno in provincia di Taranto. Noi abbiamo sempre sostenuto che il nostro riferimento è la scienza e non la fantascienza – spiega Raffaele Carrabba – e che la Xylella non avrebbe aspettato i tempi della giustizia e della burocrazia. Purtroppo i fatti ci hanno dato ragione. È opportuno che il monitoraggio continui a tappeto, dopo di che occorre condividere con tutti gli enti e i soggetti interessati una nuova strategia per il futuro del territorio interessato dalla problematica”
Per il pomodoro “le rese nel 2016 sono state inferiori e in considerazione di ciò ci si aspettava una rivisitazione del prezzo contrattato, ma le fabbriche si sono attenute a quanto concordato inizialmente. Certo è che se il Distretto avesse funzionato si sarebbero limitati i danni”.
Per l’uva da tavola, invece, “la campagna 2016 è partita sotto i migliori auspici ma poi ha registrato una battuta di arresto. Si è avuto, infatti, un blocco del mercato a livello europeo, dovuto all’ingresso sui mercati europei in maniera spropositata di uve spagnole e greche di qualità inferiore alla nostra , il che ha portato ad un abbassamento di prezzo sui mercati europei”.
Dati confortanti arrivano dalla multifunzionalità ed in particolare dal settore degli agriturismo e dell’ospitalità rurale e dal biologico.
“Con oltre 190.000 ettari di superficie coltivata a biologico e più di 7.000 operatori certificati, la Puglia è tra le prime regioni in Italia per importanza nel settore – conclude il presidente Cia Puglia -. E’ la seconda regione in Italia per superficie destinata a biologico e la terza per numero di operatori. Il settore del biologico, in questo particolare momento di crisi del comparto agricolo, è l’unico settore che sta registrando buone perfomance con un aumento nell’ultimo anno dell’11 % della superficie coltivata a biologico e del 19% in termini di crescita di consumo di prodotti biologici”.










